Rehub Market 05/2025

Abbiamo sbloccato un nuovo mercatino: Rehub Market. Nell'edizione di maggio, questo evento — organizzato dall’omonimo store — è principalmente dedicato al vintage, ma ci ha riservato qualche sorpresa. Si è svolto nell’ampio spiazzo del Giardino delle Culture di Milano, tra piante, cemento e un’aria rilassata da weekend.

Tra la decina di stand presenti, solo tre spiccavano per originalità: esponevano principalmente creazioni di giovani designer emergenti, molti dei quali lavorano con materiali riciclati e riutilizzati. Tra questi, abbiamo scoperto anche un designer davvero interessante.

In realtà siamo passati al Rehub Market per salutare Giulia di @hausofgiu — adoriamo le sue creazioni. Questa volta condivideva il banchetto con Kajal di @planetkcreations, e insieme hanno dato vita a un momento di pura serendipità. La foto con la bandiera (volutamente capovolta, in segno di protesta) era d’obbligo.
Giulia ci conquista sempre con le sue iconiche trasformazioni del denim: tra layer e costruzioni originali, trasforma jeans in gonne, borse e cappellini, ora in una versione evoluta, super colorata e piena di patch. Sprizza USA da tutti i pori, ma con una mano personale e riconoscibile.
Le creazioni di Kajal, invece, ci hanno colpito per alcune novità: un pendente rosa trasparente con aree più opache, quasi lattiginose, e un altro trasparente con un suggestivo effetto “ragnatela” all’interno. Piccoli oggetti che catturano lo sguardo e restano impressi.
Ma la vera sorpresa della giornata è stata scoprire Davide, creatore di @beta_gall3ry — anche se noi preferiamo definirlo artista. Con i suoi abiti e accessori realizzati partendo da materiali di scarto, Davide trasforma l’ordinario in qualcosa di unico: pantaloni, giacche, borse in pelle e canotte multicolore che, in realtà, sono il risultato di un processo di decolorazione e “nobilitazione” tramite candeggina e stampe in vinile.
Autodidatta all’inizio, Davide ha iniziato sperimentando da solo, partendo da un’idea e passandola subito alla pratica. In seguito ha affinato le sue competenze studiando moda per due anni, ma il suo lato artistico è innato: oltre agli abiti, realizza quadri assemblando componenti elettronici e crea chitarre customizzate, decorandole nei minimi dettagli.

Il nome Beta Gallery nasce da “beta” come nelle versioni sperimentali dei software: ogni creazione è un work-in-progress che diventa pezzo finale. E “gallery” perché ogni capo è unico, come un’opera d’arte esposta. Il riciclo e il riuso sono alla base del suo lavoro, che lui definisce urban chic — e non possiamo che essere d’accordo.

Sofia di @sofysofymonkey lavora a maglia e realizza anche cappelli bucket, sia in rafia intrecciata che con tessuti raccolti durante i suoi viaggi. Ma quello che ci ha colpito di più è stato un modello in particolare: un cappello fatto con scarti di tessuto, tra cui denim. Un patchwork affascinante, ricco di texture e storie intrecciate.

Dai pupazzi surreali e ai cappellini-patch di Giulia, passando per gli occhiali scolpiti nella resina di Kajal — brillanti, materici, quasi alieni — fino agli abiti rigenerati di Davide, che sembrano usciti da un laboratorio post-industriale, e ai cappelli tessuto-su-tessuto di Sofia, raccolti come reliquie da ogni angolo del mondo: ecco le altre creazioni che abbiamo notato sui loro banchetti.

Foto di: Marco Colombo

Articolo di: Marco Colombo e Missy Meatsleep